Nell’immaginario collettivo – e per me compreso, lo ammetto – la città simbolo del saper fare liutario è Cremona: non a caso, per quest’arte, è stata inserita nel 2012 da UNESCO nel registro dei Beni Immateriali dell’Umanità. Il liutaio per eccellenza fu Antonio Stradivari, nato nel 1644 e scomparso nel 1737: grazie ai suoi strumenti a corde di straordinaria fattura, conquistò da subito la fama di migliore artigiano nel campo, arrivando a farsi apprezzare in tutta Europa. Tra i suoi estimatori, il superbo maestro Niccolò Paganini.

Eppure… Siamo proprio sicuri del primato di Cremona nel campo della liuteria? A farmi nascere il dubbio è stata una piacevole chiacchierata con un maestro liutaio fiorentino, Fabio Chiari, socio dell’Associazione Italiana Liutai Professionisti e animatore della Scuola di Liuteria Toscana “Fernando Ferroni”. Un toscano vero, che a una manualità unica abbina il dono della battuta di spirito fulminante. Classe 1959, Fabio è una figura un po’ anomala: nel senso che non “nasce” liutaio e che non disdegna la tecnologia, come dimostra un canale YouTube da centinaia di migliaia di visualizzazioni. Certo, Fabio ha sempre avuto uno spiccato temperamento artistico: lo zio lavorava come pittore alla Fabbrica Ginori di Sesto Fiorentino e il nonno era un musicista di mandolino. Creativo è anche il contesto in cui è sempre vissuto: «Una Sesto Fiorentino – mi spiega – che soprattutto in passato era un fiorire di botteghe artigiane, di laboratori di pittura e scultura, di circoli culturali. Io mi sono dilettato come pittore e grafico, poi sono diventato artigiano e titolare di un’azienda con un team di lavoro di 14 persone».

Ventisette anni fa, nel 1989, Fabio Chiari ha l’incontro che è destinato a cambiare il corso della sua vita: il maestro liutaio fiorentino Paolo Vettori va da lui, banalmente per fotocopiare alcuni modelli. Si sente solo, i suoi figli sono ancora troppo piccoli per frequentare la bottega. «Perché non vieni con me?» Quella di Vettori sembra una provocazione, una proposta destinata a cadere nel vuoto. Così non è: scatta una scintilla, Fabio accetta e si trasferisce a Firenze. «Sicuramente ho subito il fascino del maestro Vettori, forse la persona più straordinaria che abbia conosciuto nella mia vita – spiega Chiari -. E un ruolo importante ha giocato anche la mia fame di curiosità: per natura, amo gli stimoli e preferisco mettermi sempre alla prova, imparare cose nuove. È questo il consiglio che mi sento di dare ai più giovani: non perdete mai il gusto per la curiosità, è l’unico modo per trovare la propria strada e sentirsi realizzati». A trent’anni è l’inizio di una nuova vita: dopo circa cinque mesi in bottega, Fabio realizza il suo primo violino, che verrà successivamente acquistato da un giapponese. Passa il tempo e per lui viene il momento di lasciare la bottega del maestro Vettori, per aprirne una propria: a oggi, il liutaio di Sesto Fiorentino stima di aver realizzato circa 200 violini.

Ma ritorniamo alla storia della liuteria, da cui siamo partiti in questo racconto: «È sbagliato ridurre la liuteria italiana a quella di Cremona. In realtà nel nostro Paese ci sono tante scuole di grande tradizione: la bolognese, la veneziana, la napoletana. E appunto quella toscana, che è sviluppata tra Firenze, Pisa, Lucca e Arezzo ed è anche la più antica: le sue origini storiche possono essere fatte risalire al Duecento – dice Fabio Chiari -. Perché se ne parla poco? Potrei rispondere dicendo che è colpa del Rinascimento: in Toscana, abbiamo avuto artisti come Beato Angelico, Botticelli, Brunelleschi, Michelangelo, che, con le loro opere, hanno involontariamente offuscato l’arte della liuteria toscana».

Eppure tanti sono i riferimenti colti ai liutai toscani. Si inizia nel Trecento con Dante Alighieri che nel quarto canto del Purgatorio racconta il suo incontro con il liutaio fiorentino Belacqua. Si prosegue nel XVI secolo con Giorgio Vasari, che ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori” svela un inedito Leonardo Da Vinci liutaio: nel 1482, infatti, Leonardo fu mandato da Lorenzo de’ Medici a Milano, presso la corte del Moro, come musico di corte e come costruttore di strumenti. Realizzò una particolarissima lira in argento, passata però in secondo piano rispetto ai capolavori della sua attività pittorica. Un grande liutaio nel Cinquecento era il padre di Benvenuto Cellini e musicista era pure il papà di Galileo Galilei. Tra Seicento e Settecento, quando gli Asburgo subentrarono ai Medici e cominciarono a collezionare liuti, in Toscana operava un centinaio di liutai: un numero quadruplo rispetto a Cremona. «La grande differenza tra la scuola liutaria toscana e quella cremonese, che pure ha raggiunto vette inarrivabili – continua Fabio – consiste proprio nella continuità temporale. In Toscana quest’arte viene coltivata ininterrottamente dal Duecento. Non è così nel caso di Cremona: dopo la morte di Stradivari, la città lombarda tornò ad essere un centro agricolo, nel senso che gradualmente i liutai scomparvero. Sono tornati attivi soltanto a partire dal 1925, per iniziativa fascista».

Fabio Chiari è oggi uno dei tre docenti della Scuola di Liuteria Toscana “Fernando Ferroni”, istituita nel 2013 per perpetuare un’arte raffinata. «Le difficoltà non sono state poche – spiega Fabio -. Di ordine burocratico, se si pensa, ad esempio, che la normativa prevede che ogni studente debba avere uno spazio di almeno 10 m2, e di natura economica: fortunatamente siamo stati supportati dalla Regione Toscana, che ci ha sostenuto e aiutato a conquistare lo status di Scuola di Bottega».

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Attualmente la Scuola di Liuteria Toscana di Sesto Fiorentino conta un centinaio di allievi: il 90% sono italiani ma non mancano brasiliani, giapponesi e coreani. Non cinesi però, perché, «pur avendo una manualità e capacità tecniche straordinarie, vedono nella liuteria non un’arte da coltivare ma piuttosto un puro e semplice business». L’età degli iscritti spazia dai 16 ai 72 anni e le doti che deve possedere un candidato interessato a iscriversi sono fondamentalmente due, oltre al piacere di lavorare con le mani: «Una grande curiosità. E soprattutto umiltà: perché il nostro è un mestiere dove ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Non è sufficiente realizzare il primo strumento per diventare un liutaio: io stesso cerco continuamente di migliorarmi» afferma Fabio.

Rispetto alle altre Scuole di Liuteria che operano in Italia, quella Toscana – che detiene brevetti per quanto riguarda le innovazioni introdotte a livello di casse armoniche e resine – ha una durata inferiore (due anni, anziché 5-6) e soprattutto un differente approccio didattico. Dalla progettazione dello strumento alle prove sonore, in aula non sono gli studenti a lavorare: il loro compito è quello di osservare i tre maestri liutai, fare domande, per carpirne i segreti. Gli studenti lavorano a casa: cosa importante, gli strumenti che realizzano durante il corso, rimangono di loro proprietà e ne possono disporre come vogliono. Inoltre, la Scuola di Liuteria Toscana punta a sfruttare appieno le potenzialità del Web: per gli studenti sono disponibili online video tutorial, accessibili ovunque. La retta prevista per l’iscrizione è di 2.000 euro.

Per chiudere, abbiamo chiesto a Fabio quale sia lo strumento che ricorda con maggiore piacere. La risposta? «Il violino realizzato per mia moglie: dietro ci sono uno studio accurato e una selezione attenta delle resine naturali, senza pigmento. Il risultato è un unicum, nella mia produzione, impossibile da replicare: uno strumento con riflessi perlacei».

CONTATTI

Fabio Chiari Liutaio

Via Cafiero, 20

50019 Sesto Fiorentino (Firenze)

tel. +39 055.448989

Sito Web: www.fabiochiariliutaio.com

Scuola di Liuteria Toscana “Fernando Ferroni”

Via Scardassieri, 47

50019 Sesto Fiorentino (Firenze)

tel. +39 055.4219149

Sito Web: www.scuoladiliuteriatoscana.it