Cantucci

PORZIONI: 4 persone

CALORIE: 110 kcal per porzione

DIFFICOLTÀ: Facile

Il biscotto toscano più famoso al mondo

I Cantucci, anche detti Cantuccini o Biscotti di Prato, sono un dolce la cui tradizione in toscana è secolare. Si tratta di semplici biscotti secchi realizzati a partire da un impasto che viene lavorato a forma filoncino per poi essere cotto due volte: la prima tutto intero e la seconda, invece, dopo essere stato tagliato a fette. È sicuramente un’operazione un po’ ostica, è vero, ma è solo così che si ottiene quella doratura tipica di questi biscotti, tradizionale conclusione di ogni pasto o festività toscana.

Prodotti spesso con l’aggiunta di mandorle, specialmente nel periodo natalizio, dove questa variante rappresenta il dolce più preparato e regalato dopo il Panettone o il Pandoro (il che, per un italiano, è tutto dire), pochi sanno che la ricetta originale, quella che vedremo oggi, non prevede la presenza di questi buonissimi semi. La ricetta originale dei cantucci, infatti, è talmente semplice che a dirla tutta nemmeno prevederebbe l’utilizzo del burro, che però oggigiorno viene ampiamente utilizzato.

Il sapore di questi biscotti è veramente inconfondibile, e rappresenta il Sacro Graal per tutte quelle persone che non amano i dessert sono troppo dolci. Complesso ma al contempo equilibrato, il loro gusto riporta la mente a ricordi lontani.

Preparazione: 50min

Cottura: 25min

Tempo totale: 1h 15min

Ingredienti

280 gr / Farina tipo 00
150 gr / Zucchero semolato
12 gr / Lievito di birra fresco
30 gr / Burro
3 / Uova
1 / Scorza d’arancia
½ / Bustina di vaniglia
1 / Scorza di limone
1 / Cucchiaio di miele millefiori
½ / Cucchiaio di bicarbonato
q.b. / Sale

Procedimento

  1. Prima di tutto accendete il forno, in modalità statica, a 180°. Poi prendere una terrina capiente e versateci due delle 3 uova, lo zucchero, la vaniglia e le scorze di arancia e limone. Quindi impastate, prima con le mani e poi aiutandovi con delle fruste elettriche da cucina, finché il composto non diventa omogeneo.
  2. Aggiungete il sale, impastate ancora di modo che si amalgami a dovere e poi dividete il composto in due parti. Quindi lavoratele entrambe con le mani finché non assumono la forma di un filoncino.
  3. A questo punto prendete una teglia o pirofila da forno e copritela con l’apposita carta, poi spostateci sopra i filoncini. Prendete poi l’ultimo uovo, versatelo in una ciotolina e, dopo averlo sbattuto, cospargetelo su entrambi i filoncini appena realizzati con l’aiuto di un pennello da cucina.
  4. A questo punto infornateli per circa 15/20 minuti, poi toglieteli dal forno e aspettate solo giusto il tempo che si intiepidiscano per tagliarli a fettine e dargli così la loro caratteristica forma. La larghezza di ogni biscotto deve essere all’incirca di un centimetro e mezzo, più o meno.
  5. Una volta tagliati vanno infornati nuovamente per almeno altri 15/20 minuti ma ad una temperatura più bassa: questa volta vanno bene 150°. Passato il debito tempo, o ad ogni quando vedrete che si sono dorati completamente, potete sfornarli et voilà, i Cantucci sono pronti. Servire tiepidi o freddi. Buon appetito!

Lo sapevi che..

La ricetta dei cantucci sembra risalire al 1500 ma prima di vederne una versione documentata dovremo aspettare fino al 1700, secolo in cui, un facoltoso pratese di nome Amadio Baldanzi, la trascrisse in un suo manoscritto, tutt’oggi conservato all’Archivio di Stato di Prato. Anche l’etimologia del nome sembra ricondurci ad origini antichissime, dal momento che la parola cantucci essere una derivazione di quella latina cantellus, ovvero pezzo o fetta di pane. Tale etimologia sembra inoltre sostenuta anche dalla tradizione, le cui leggende raccontano di come i panettieri, che preparavano dei tipici filoni dolci per le famiglie facoltose, ne scartassero una parte per rivederla alle famiglie di contadini (i quali chiaramente non potevano permettersi di comprare il filone intero); quella parte prendeva il nome di Cantuccio.
A rendere questo dolce veramente famoso però è stato un uomo soltanto: Antonio Mattei, un pasticcere di Prato che nel 1800 ne creò una ricetta divenuta poi classica, grazie alla quale il dolce riuscì a superare i confini del Paese e ricevere numerosi premi internazionali, tra cui una speciale menzione alla famosa Esposizione Universale di Parigi del 1867.

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